L’ANSIA: PERCHÉ NASCE..

..quali sono i meccanismi di mantenimento e come ridurla
Chi non ha mai provato quella fastidiosa sensazione di attivazione fisiologica e preoccupazione che spesso si traduce in sintomi quali nervosismo, affaticamento, irritabilità, tensione muscolare specifica o diffusa, alterazioni del ritmo sonno veglia, ecc.?
Che l’ansia riguardi particolari eventi circoscritti quali impegni e scadenze scolastiche o lavorative oppure si estenda a diverse aree della nostra vita, ciò che accomuna le persone che ne soffrono è lo stato di attesa apprensiva rispetto a tali attività o ambiti.

La funzione dell’ansia

L’etimologia del termine “ansia” deriva dal latino “ango” (passato di “anxi”: stringere, soffocare) rimanda figurativamente al senso di pericolo fisico a cui l’ansia si accompagna. Spesso, infatti, essa si esprime anche con alterazioni del ritmo cardiaco e difficoltà a livello respiratorio (dispnea) attivate dal cervello a causa della rilevazione di un pericolo.
A sua volta i meccanismi evolutivi presenti nel nostro sistema nervoso, per via di un meccanismo di regolazione reciproca, inviano segnali al cervello che, di conseguenza, ordina il rilascio di specifici ormoni che hanno un’azione sul nostro sistema circolatorio, muscolare e nervoso rendendo il corpo pronto a fronteggiare tale pericolo fisico. Il sangue si convoglia verso i fasci muscolari periferici (gambe, braccia), il cuore pompa più sangue aumentando la gittata cardiaca, il respiro diventa affannoso per aumentare l’ossigenazione dei tessuti e facilitare l’attacco o la fuga.
Per quanto sembri nociva, in realtà, l’ansia è uno dei meccanismi evolutivi deputati alla sopravvivenza.

Nell’insorgenza di tale emozione è coinvolta l’amigdala, che insieme ad altre strutture e circuiti neuronali quali i nuclei talamici, l’ippocampo e la corteccia limbica vanno a comporre il sistema limbico deputato all’insorgenza e alla regolazione di molte funzioni quali l’emotività, la motivazione, le reazioni comportamentali e umorali. 

Il ruolo del cervello arcaico: si salvi….chi ha l’ansia!

Cosa porta al rendere così insopportabile questa emozione così fondamentale e necessaria?
Essa è parte di un meccanismo evolutivo che risiede nel nostro cervello arcaico, che ai tempi dell’evoluzione dell’uomo si rendeva necessaria per difendersi dai nemici e procacciarsi il cibo.

Oggi la situazione è molto diversa….ma l’ansia c’è ancora!

L’uomo moderno non è più obbligato a cacciare e difendersi ma recepisce come pericoli fisici stimoli che “pericoli” effettivamente non sono. 

Nel mondo moderno diverse sono le declinazioni di tale disturbo: proviamo ansia quando dobbiamo parlare in pubblico, quando dobbiamo essere giudicati, quando teniamo a risultare piacevoli e divertenti. Spesso essa può comparire anche senza un apparente motivo: e allora può capitare di guardare la televisione e sentirsi agitati, di essere a letto e non riuscire ad addormentarsi, di vivere una situazione “tranquilla” e sentirsi invece irrequieti.
È chiaro che tutte queste situazioni non minacciano direttamente la nostra incolumità fisica. 

E allora da cosa ci sentiamo tanto minacciati?
Possiamo dire che ad oggi i bisogni dell’uomo contemporaneo hanno modificato il loro ordine di priorità e dunque, se dovessimo attingere alla scala dei bisogni di Maslow (1954), i bisogni di appartenenza, stima ed auto-realizzazione hanno preso il posto di quelli fisiologici e di sicurezza, ormai ampiamente soddisfatti.

Il meccanismo che porta al mantenimento dello stato di ansia è quello per cui l’attivazione fisiologica a cui siamo soggetti spesso viene mal interpretata e rifiutata portando a sua volta ad un ulteriore stato di allarme sia a livello cerebrale che fisico. 

Si tende a chiedersi “perché mi sento così?”
Innescando spesso una serie di pensieri automatici che portano al risultato di acuire tale sensazione.

Una primaria spiegazione è che il nostro cervello rettiliano, quello che condividiamo con alcune specie animali, deputato alla sopravvivenza, all’orientamento spaziale, alla sessualità e alla difesa del territorio, fa ancora parte di noi ma, anziché allarmarci solo per pericoli reali, ci allarmiamo per pericoli immaginari, pensieri, scenari ipotetici legati al futuro che minacciano alcuni dei nostri bisogni primari.

Tuttavia è innegabile l’esistenza di alcune variabili quali componenti personologiche, esperienze traumatiche,  e stili di coping e attaccamento che portano alcune persone ad essere maggiormente soggette alle reazioni ansiose a causa dell’intervento di mediazione di tali fattori sul proprio assetto cognitivo e comportamentale.

Il circuito dell’ansia: come schiacciare “off”....E allora….che fare?

Per prima cosa è importante interrompere i circuiti che portano ad alimentare il nostro sistema di allarme: pensare ossessivamente a quali sono le ragioni e cercare di allontanare questa spiacevole sensazione a poco giova per superare questa emozione.

Il rilassamento, mentale e fisico è un ottimo strumento che porta alla produzione di sostanze che danno un messaggio di relax e che quindi danno conferma al nostro cervello che il pericolo non c’è…”siamo salvi!”.
I pensieri disfunzioni e le credenze hanno un notevole impatto in questo meccanismo di mantenimento.

Quando non ci attacchiamo ai pensieri disfunzionali, impariamo a correggerli con alternative più razionali e realistiche ed accettiamo certe tensioni senza pretenderle di allontanarle a tutti i costi il corpo si rilassa ed il cervello recepisce il messaggio di “falso allarme”, l’ipotalamo riduce la produzione dell’ormone CRH e di conseguenza della corticotropina (anche detto “ormone dello stress”) ottenendo così un sensazione di maggiore rilassamento e calma.

Il meccanismo è esponenziale... più si reagisce all’ansia e più ci si agita, più ci si agita e più si reagisce agli stimoli ansiogeni.

Ad oggi esistono moltissime tecniche psicologiche che permettono l’interruzione di tale circolo vizioso e le evidenze scientifiche ne mostrano l’efficacia nel breve e nel lungo periodo.
Il sostegno di un professionista è certamente utile se non, in certi casi, fondamentale per fronteggiare situazioni connesse alla gestione di tale problematica e per riuscire a conseguire uno stile di vita più sereno, equilibrato e sicuramente con molta meno ansia.


Dott.ssa Roberta Macchiarola   
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale in formazione
Fb: www.facebook.com/progettipsicologia.brescia.9
E.mail: roberta.macchiarola@gmail.com
Lavoro presso lo studio di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale Dr.ssa Galuppi Laura 



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