Birdman

di Alejandro Gonzalez Inarritu

Il protagonista è una star che ha raggiunto il successo planetario nel ruolo di Birdman, supereroe alato e mascherato.
Ma la celebrità non gli basta, Riggan vuole dimostrare di essere anche un bravo attore.

Decide allora di lanciarsi in una folle impresa: scrivere l’adattamento del racconto di Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, e dirigerlo e interpretarlo in uno storico teatro di Broadway. Nell’impresa vengono coinvolti la figlia ribelle Sam, appena uscita dal centro di disintossicazione, l’amante Laura, l’amico produttore Jake, un’attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway, un attore di grande talento ma di pessimo carattere. Riuscirà Riggan a portare a termine la sua donchisciottesca avventura?
Temi principali sono l’ego, in particolare quello maschile, e l’incapacità di distinguere l’amore degli altri dalla loro approvazione. Chi meglio di un attore molto amato ma poco apprezzato per rappresentarlo?

Il risultato è un film magmatico (e in questo senso perfettamente “almaniano”) che è un piacere per gli spettatori, gioiosamente ridondante e tracimante vita ed ambizione. Nella sua bulimia creativa Inarritu inanella troppi finali, ma è difficile biasimarlo per la volontà di dire troppo invece che tutto, ricordando che chi rischia cammina sempre sull’orlo dell’abisso.

Il mio commento

Film molto suggestivo in cui la personalità narcisistica del protagonista sovrasta qualsiasi altro senso della realtà. Personaggio ricco di sofferenza dove è ben visibile il dualismo tra “il potere di un ego autoriferito” e la “disperazione dell’insicurezza personale”. Visione estrema ma decisamente efficace di come un Disturbo Narcisistico della Personalità possa manifestarsi con più sfaccettature e pervadere la vita di relazione di chi ne è protagonista.

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