Nasce da una complicatissima esperienza con le scuole la mia del tutto personale riflessione sulle competenze degli insegnanti e sulla loro preparazione pedagogica.
Mi ha colpito particolarmente l’approccio e l’atteggiamento diversificato degli insegnanti della scuola primaria, dove ho trovato marcate differenze personali rispetto alla preparazione didattica, pedagogica e psicologica di ognuno.
Ho incontrato insegnanti estremamente preparati, fantasiosi, entusiasti, attenti ad osservare lo sviluppo dei loro bambini e pronti ad adattare il loro approccio e la loro relazione al singolo. Ma allo stesso modo ho incontrato insegnanti poveri di spirito di iniziativa, apparentemente stanchi del mestiere, con un arido vocabolario emotivo e completamente mancanti di conoscenze di psicologia dello sviluppo ed elementi base di pedagogia.
Mi sono chiesta come fosse possibile che un insegnante non sapesse distinguere tra capacità cognitive del bambino, maturità relazionale e sviluppo emotivo.
Mi ha turbata leggere espressioni di stupore sui loro volti davanti a domande di questo tipo.
Mi sono sentita triste e spaventata nel vedere atteggiamenti di chiusura e di resistenza di fronte all’invito alla riflessione….ed allora mi sono chiesta perché abbiamo permesso che questo accadesse.
Come è possibile che una buona parte del corpo docente di scuola primaria sia cosi incompetente ed impreparato di fronte alle richieste delle nuove generazioni?
Com’è possibile che questi insegnanti ogni qualvolta si trovano di fronte ad un bambino che “non apprende subito” chiamino a supporto psicologi, psicomotricisti, neuropsicologi, pedagogisti,
e via dicendo…perché non diversificano l’intervento?
Perché non utilizzano un modo diverso di spiegare a quel bambino?
Perché “delegano” ad altri una responsabilità che è loro?
Eh si…perché educare ed insegnare è quello per cui sono pagati…è ciò che dovrebbero saper fare al meglio e solo dopo innumerevoli tentativi dovrebbero chiedere aiuto allo specialista.
Invece no…siamo pieni di bambini con ipotetiche diagnosi di DSA, di ADHD o nella peggiore delle ipotesi di bambini lasciati a loro stessi ed assolutamente indietro nell’apprendimento.
E’ come se per l’insegnante il “segnalare” un bambino più difficile degli altri fosse come liberarsi del problema…e se fosse semplicemente che questi insegnanti non sono preparati?
A volte noi psicologi siamo chiamati dalle famiglie (ci tengo a sottolineare con la totale spesa delle famiglie) per fare valutazioni e dare supporto a bambini che gli insegnanti hanno considerato
“con delle difficoltà”, ed alla fine molte volte ci ritroviamo invece ad INSEGNARE agli insegnanti banali trucchi ed approcci relazionali che risolvono la situazione (ribadisco sempre a spese delle famiglie)!
Solo raramente mi è capitato di sentirmi dire “grazie avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a fare il mio mestiere”, il più delle volte il messaggio che passa è “vedi che quel bambino aveva bisogno dello psicologo?”…ed invece no cara maestra…è LEI CHE HA BISOGNO DI STUDIARE!
Si parla di riforma scolastica e ci si concentra sempre sui programmi didattici, sulle risorse economiche e su questi benedetti contratti di lavoro per gli insegnanti..niente di più sbagliato a mio parere.
Credo che ci si debba concentrare sulla preparazione di questi insegnanti, sulla loro competenza pedagogica, perché se io avessi un figlio non sarei interessata alle pareti linde della scuola. Ma all’entusiasmo per lo studio che la scuola dovrebbe dargli, vorrei che fosse felice di vedere la sua maestra e sereno nell’applicarsi più volte per apprendere qualcosa.
Ed invece ci ritroviamo a parlare con insegnati assolutamente non all’altezza del ruolo e così diventa sempre più ampia la spaccatura tra le loro competenze e quelle dei nuovi genitori, che rispetto a quelli di un tempo, oggi sono decisamente più preparati degli insegnanti stessi. Hanno maggiori competenze pedagogiche, casalinghe ma sane riflessioni educative, e cercano di “salvare” la formazione psicologica ed emotiva del loro bambino. Mettono le pezze là dove l’insegnate non arriva, motivano il bambino e lo sostengono nelle difficoltà…fanno ciò che dovrebbe fare la scuola.
Per fortuna che ci sono questi genitori,sono l’unica speranza che abbiamo di crescere una generazione meno fragile e meno insicura.