Nel panorama attuale degli argomenti a sostegno della “battaglia contro gli stereotipi di genere” si percepiscono delle grandi assenze.
A cominciare dalle reali differenze biologiche tra i generi, la diversa intelligenza emotiva e soprattutto i diversi obiettivi di vita.

Nasce da una complicatissima esperienza con le scuole la mia del tutto personale riflessione sulle competenze degli insegnanti e sulla loro preparazione pedagogica.
Mi ha colpito particolarmente l’approccio e l’atteggiamento diversificato degli insegnati della scuola primaria, dove ho trovato marcate differenze personali rispetto alla preparazione didattica, pedagogica e psicologica di ognuno.

Mi occupo da diversi anni di selezione del personale e quasi sempre per clienti estremamente esigenti, che arrivano dallo “psicologo del lavoro” quando le hanno provate tutte (società interinali, società di selezione,
passaparola, etc.) e quindi con un bagaglio di preconcetti ed esigenze davvero difficili da soddisfare. Ma la richiesta comune è sempre la stessa … “mi trovi la persona giusta”!

La perdita di una persona cara è un evento al quale nessuno di noi può sfuggire, una circostanza dolorosa ed inevitabile che caratterizza la vita di ognuno.
Dal punto di vista psicologico esistono diversi tipi di “lutto”, quello di cui vorrei parlare qui è il lutto relativo alla perdita di un genitore. Forse uno dei lutti più profondi che ognuno di noi può dover affrontare.

Quali sono le difficoltà che un genitore di un figlio con diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo ( da qui in poi DOC) deve affrontare?
In che modo può esser d’aiuto all’interno di una psicoterapia?
Quali gli sbagli?
Obiettivo di questo breve articolo sarà quello di provare a cambiare la prospettiva per osservare ciò che succede nel sistema famiglia di un ragazzo/a con diagnosi di Doc.

In un contesto clinico parlare di narcisismo richiama delle definizioni ben precise e delle caratteristiche altrettanto peculiari, che richiamano funzionamenti patologici della personalità, ben diverse dalle definizioni di “filantropo o nichilista”, che ricordano diversamente caratteristiche non per forza patologiche. Questo termine definisce funzionamenti mentali che prevedono distorsioni cognitive e gravi problemi relazionali, a volte difficoltà personali e senso di vuoto.

Chi si trova a lavorare con pazienti con disturbo Borderline (che d’ora in poi chiamerò BD) sa bene che uno dei principali problemi che queste persone devono affrontare ha a che fare con la gestione delle proprie emozioni.

Mi sono chiesta perché è cosi difficile accettare l’idea che se non c’è un compagno non è per forza per un mio difetto, o per un difetto dell’altro, ma semplicemente perché ancora la persona giusta non è arrivata.
Eppure se ci si basa sulla nostra società di qualche anno fa era molto più facile, la donna non aveva alternative DOVEVA sposarsi e fare dei figli, punto.

Nel sostenere ogni donna che ho incontrato, compresa me stessa, sono passata dal sentire la sua delusione e la sua tristezza, a condividere con lei la frustrazione per “un altro fallimento”, fino ad appoggiarla nell’accettare che quell’uomo proprio non faceva per lei.
Ma la parte migliore di tutto questo lavoro è quando, disilluse dal sogno amoroso, noi tutte riusciamo a prendere un’ironica distanza da quel dolore che fino a poco prima ci sembrava paralizzante.

Hai bisogno di informazioni?

Completa il form di contatto!!