La disregolazione emotiva nel disturbo Borderline di Personalità

Riflessioni utili ai famigliari

Chi si trova a lavorare con pazienti con disturbo Borderline (che d’ora in poi chiamerò BD) sa bene che uno dei principali problemi che queste persone devono affrontare ha a che fare con la gestione delle proprie emozioni.
La parola stessa è rappresentativa di cosa s’intende…”borderline: sul bordo della linea”, della linea che demarca la gestione dell’emozione dalla perdita totale di controllo.
Questa difficoltà è di complicata comprensione da parte dei famigliari e dei partner delle persone con un disturbo borderline della personalità, che non riescono a comprendere come sia possibile non riuscire a controllare delle emozioni che per loro sono controllabilissime e nemmeno troppo intense.
Spesso questi pazienti si sentono dire che “sono esagerati”, che “ingigantiscono i problemi”, che ” drammatizzano” e che ” si comportando da immaturi”. Questa lettura viene vissuta dai pazienti come sale sulle ferite, amplifica il loro vissuto di incomprensione ed il senso di vuoto, generando una serie di risposte comportamentali spesso inadatte e peggiorative del loro stato d’animo.
C’è da dire che spesso questi pazienti a fronte della percezione amplificata delle loro emozioni, mettono in atto comportamenti auto ed etero distruttivi che allontanano gli altri e provocano reazioni spesso di rabbia e di presa di distanza, andando in questo modo ad incrementare il circolo vizioso di partenza.
Le persone BD raccontano di emozioni intense in cui la rabbia diventa furia, la tristezza diventa disperazione, la gioia diventa euforia e l’angoscia spesso si trasforma in vuoto incolmabile. Raccontano di stati mentali che oscillano alla velocità della luce da un’emozione all’altra, senza un’apparente spiegazione logica per chi gli sta intorno, ma se parli con loro ti spiegano la loro logica, la loro esperienza mentale, che spesso non è delirante, non è illogica e non è incomprensibile.
Quello che allontana i familiari dalla loro comprensione è proprio l’intensità con cui queste persone trasmettono la loro emotività, i comportamenti con cui la agiscono e le contraddizioni con cui si esprimono.
È sempre difficile dare delle indicazioni univoche ma indubbiamente un buon punto di partenza è quello di capire che per questi pazienti L’EMOZIONE DEL MOMENTO È REALE ED INTENSA, non si calmano perché non ci riescono, non escono dall’angoscia perché non sanno come fare, si tagliano o bevono, o si drogano perché è l’unico modo che conoscono per riempire quel vuoto che nemmeno sanno cos’è. Ti aggrediscono perché sono spaventati dall’abbandono, dall’ingiustizia, dal loro senso di inadeguatezza; seducono spropositatamente perché è l’unico modo che conoscono per sentirsi validi e manipolano perché per loro è sopravvivere. Sono incapaci di gestire in maniera costruttiva le loro emozioni, che oscillando cosi repentinamente generando una danza tra compensazione e scompenso.
Chi vive accanto a queste persone si può ritrovare coinvolto in questa danza, sedotto e manipolato, furioso tanto quanto la loro furia ed il più delle volte desideroso di prenderne le distanze.
È fondamentale riuscire a mantenere un proprio equilibrio nel rapporto con una persona BD per evitare di rimanere invischiato nelle dinamiche distruttive in cui la persona stessa tende a portarci. Mantenere un proprio equilibrio significa anche non allarmarsi ogni volta che la persona BD ci sembra allarmata o fuori di sé, vuol dire potersi prendere del tempo prima di decidere come comportarsi, vuol dire non cedere ogni volta che si è in pena per lei/lui, vuol dire mantenere la calma quando l’altro non la mantiene per nulla.
E poi vuol dire mettere dei confini ogni volta che ci sentiamo invasi dalla persona BD, vuol dire mettere dei limiti alle richieste, vuol dire aiutarla/lo a prendersi cura di sé partendo dalle responsabilità, non sostituirsi al posto suo e non mettere una pezza agli errori commessi.
Vuol dire appoggiarla in ogni vittoria e sostenerla in ogni sconfitta, vuol dire prendersi del tempo per sé e delle distanze da lei/lui ogni qual volta ci si sente stanchi (perché questo permette a tutto di essere più calmi) vuol dire farle capire che comprendiamo il suo dolore ma non per questo siamo disposti ad esserne distrutti.
Indubbiamente chi si trova a relazionarsi con una persona BD dovrà cercare di convincerla/o a farsi aiutare e sarebbe utile che a sua volta fosse aiutato/a in questo percorso.
La maggior parte delle persone che soffrono di un disturbo BD della personalità riescono ad aderire meglio alla terapia quando anche i loro cari sono coinvolti, quando anche i mariti, genitori e/o fratelli cambiano la loro modalità di relazione con loro. Riuscire a sentirsi più efficaci nel rapporto con una persona BD vuol dire aumentare di gran lunga la possibilità di creare un circolo fruttuoso in cui il nostro caro possa leggerci in faccia la gioia e la serenità di stare con lui, e non più il terrore o la rabbia per tutto ciò che ha fatto/detto e che potrebbe fare/dire ancora.
La patologia riguarda anche gli altri, si esprime “al meglio” nelle relazioni e di conseguenza riguarda anche tutti i rapporti circostanti. Comprendere che il problema è in parte anche nostro è forse il primo passo per aiutarli.

Per informazioni: Dott.ssa Laura Galuppi
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Contatti: 338.8144743
lauragaluppipsicologa@gmail.com
www.lauragaluppi.it

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