Negli ultimi anni noi terapeuti ci ritroviamo frequentemente ad affrontare alcune richieste di persone che suonano un po’ cosi:
“credo di essermi innamorata di un narcisista”
“vorrei sapere se sono una persona narcisista…perché non mi innamoro di nessuno”
“non riesco a liberarmi di questa relazione malata…so che lui/lei è un/una narcisista”
“Dott.ssa lei cura i narcisisti?”
Mi ha enormemente stupito vedere con che frequenza le persone utilizzino il termine narcisismo come se fosse ormai nell’abitudine comune delle definizioni, come i termini “filantropo”, “misogino”, “nichilista”, termini che fino a qualche anno fa venivano utilizzati per definire persone di particolare ed unica personalità, e che invece oggi vengono utilizzati alla stregua di altri termini come ” intellettuale”, “colto”, “estroverso”.
In un contesto clinico parlare di narcisismo richiama delle definizioni ben precise e delle caratteristiche altrettanto peculiari, che richiamano funzionamenti patologici della personalità, ben diverse dalle definizioni di “filantropo o nichilista”, che ricordano diversamente caratteristiche non per forza patologiche. Questo termine definisce funzionamenti mentali che prevedono distorsioni cognitive e gravi problemi relazionali, a volte difficoltà personali e senso di vuoto.
Ecco perché le domande sopra citate hanno difficilmente una risposta rapida ed immediata, lasciando inevitabilmente delusi tutti quei pazienti che se le pongono.
Quando un paziente si pone con questo quesito in prima seduta l’aspetto che immediatamente salta all’occhio è “questa persona sta soffrendo perché non appagata nella relazione sentimentale che sta vivendo” e spesso questa sofferenza è notevole, è prolungata nel tempo, lascia segni visibili anche sul corpo e mantiene una sensazione di inamabilità corrosiva e spesso difficile da smantellare.
Subito dopo però cominci a chiederti se questa persona sia effettivamente finita nelle mani di un Narcisista Patologico oppure no!
Ed allora ti puoi trovare davanti a due scenari diversi: SI effettivamente è finita delle mani di un narcisista, oppure NO non è un narcisista, ma magari qualcuno non sincero e poco incline all’impegno. Riuscire a fare questa distinzione è pressoché fondamentale ai fini dell’aiuto terapeutico, ti aiuta a capire gli schemi che si attivano nel paziente.
Per spiegarci meglio: se sono vittima di un narcisista patologico (quindi un reale disturbo narcisistico di personalità) molto probabilmente questo sarà collegato ad alcuni miei schemi di funzionamento di tipo dipendente, alle proiezioni di me legate al fallimento ed all’inamabilità, o perché no delle dinamiche competitive anche per me di tipo narcisistico. Se invece sono vittima di un “semplice bugiardo e superficiale” non è detto che questo sia collegato per forza alle mie dinamiche, è più facile che io abbia dei temi di solitudine che faccio fatica a gestire, oppure che abbia idealizzato la sua figura ed abbia difficoltà a porla su un piano diverso.
Spesso le persone danno la definizione di NARCISISTA perché cercano nei motori di ricerca parole come ” traditore-bugiardo-manipolazione” etc… Parole che vengono spesso associate a personalità narcisistiche (almeno questo è ciò che internet propone), ma la realtà è che una persona con un reale DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ è molto altro e purtroppo con grandi difficoltà di riequilibrio.
Mi è capitato che mi chiamassero partners di persone definite con un disturbo narcisistico e mi chiedessero se potevo curare quel disturbo, perché loro erano così innamorate del loro partner, ma non riuscivano più a tollerare la disfunzionalità della relazione. E alla mia domanda su cosa il partner riconoscesse del suo “supposto” disturbo, la risposta è sempre stata: “no…lui/lei non è convinto…lo farebbe per me..”.
Questo è il presupposto fondamentale perché una terapia possa avere possibilità di funzionamento: RICONOSCERE I PROPRI MECCANISMI DISFUNZIONALI, se questo processo non avviene credo che nessuna terapia possa cominciare. Purtroppo è molto difficile vedere in studio privato pazienti con un disturbo narcisistico di personalità che spontaneamente arrivino e riconoscano il problema. Spesso vengono “spinti” dal partner, tante volte hanno un vero e proprio out-out, altre sono inviati dal datore di lavoro, molte volte arrivano perché depressi, quindi perché riconoscono il malessere depressivo, ma non il funzionamento disfunzionale.
Allora come si fa ad uscirne? Come posso io avere una relazione soddisfacente con una persona affetta da questo disturbo, se lui molto difficilmente si farà curare?
Quello che noi spesso facciamo a questo punto è proprio quello di aiutare il partner “vittima” a capire perché non riesce ad invertire la rotta con il suo narcisista, perché non riesce ad interrompere le dinamiche di co-dipendenza, perché subisce la sottomissione e la manipolazione? Il punto di forza è ciò che possiamo fare noi per non farci gestire dall’altro, non cercare di cambiare l’altro.
La dinamica del Narcisista è una relazione che sta in piedi sfamandosi di partner fragili ed insicuri, desiderosi di avere l’attenzione del “magnifico”, del “re”, in modo da potersi sentire finalmente speciali. Partner che hanno bisogno di decentrare la loro esistenza da quella di qualcun altro, persone che devono scoprire il loro valore a prescindere dal riconoscimento altrui, che hanno bisogno di sentirsi con le radici ben piantate per terra, che devono ricostruire il loro senso di identità cosi fragile e in pericolo.
E allora a queste persone noi proponiamo di lavorare su questo, di spostare il focus dal concetto stereotipato ” lui mi ama, ma non sa come dimostrarmelo”, ” a modo suo mi vuole bene”…no..il modo non è suo o mio..il modo è nostro!
Proponiamo loro di comprendere che noi mettiamo un contributo nella relazione disfunzionale, e che possiamo lavorare su quello, come conseguenza una reazione dell’altro che sarà indubbiamente diversa, perché noi saremo diversi.
Allora si forse…e dico forse…il rapporto potrebbe cambiare e voi non sentirvi più cosi vittime, o forse potreste rendervi conto che tutto ciò che vi teneva dipendenti dal legame ora non vi serve più, che siete in grado di scegliere relazioni più sane e così voi sarete liberi di sperimentare una relazione di coppia qualificante e soddisfacente, liberandovi di quella sensazione di inadeguatezza che inevitabilmente il rapporto con un Disturbo Narcisistico di Personalità può sollecitare in voi.