Mi ha scosso, non che tu mi abbia mentito, ma che io non ti creda più.
(Friedrich Nietzsche)
“FIDUCIA”: fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, -cie). Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità (Treccani).
Questa la definizione di FIDUCIA, ma la fiducia è anche e soprattutto un sentimento che consiste nell’investire determinate aspettative di adeguatezza nel proprio o nell’altrui comportamento un sentimento influenzato dalle proprie esperienze pregresse, dalle valutazioni di sé e degli altri costruita nel tempo e soprattutto dalle interpretazioni e dalle letture del mondo che ognuno di noi ha acquisito.
La fiducia è un sentimento che ci appartiene fin da piccoli, ma che poi ha bisogno di spazio per crescere e mantenersi, che ha necessità di essere capito e sperimentato…non troppa fiducia senza valutazione, non poca fiducia su valutazioni distorte ed arbitrarie. E’ una sensazione che necessita di un suo equilibrio, come la ricetta di una fragranza cercata per anni, non troppo sandalo, non poca cannella, un pizzico di cacao ed il giusto bouquet di rose.
Mi piace pensarla così la fiducia, come un punto di arrivo dopo tante prove ed errori, come un traguardo in grado di renderti libero e coraggioso nell’affrontare la vita.
Si perché per avere fiducia bisogna avere coraggio e per avere coraggio bisogna anche avere fiducia, è necessario “confidare negli altri”, “avere un atteggiamento positivo verso sé e verso tutti gli altri”, investire nelle capacità di ognuno di far fronte all’evento, di rispondere in maniera adeguata alle richieste della vita.
La FIDUCIA è uno di quei sentimenti che ho visto spesso sbilanciati all’interno della mente delle persone, mi è capitato di incontrare persone con “una cieca fiducia nel prossimo o in loro stessi” che pur essendo entusiasmante, spesso si è rivelata priva di corrette valutazioni ed amnesica di ricordi anche recenti.
Altre volte ho incontrato persone con “una sfiducia disarmante” anche laddove un ancoraggio più solido della realtà avrebbe mostrato evidenti segnali di errore.
Persone non in grado di leggere la possibilità di gioia nemmeno quando gli fosse rovinosamente caduta addosso.
Entrambi gli scenari sembrano caratterizzati dalla distorsione nella lettura degli eventi e del mondo, da un’interpretazione rigida e monotematica della vita, per sé e per gli altri: si sprecano le catastrofizzazioni ( es. “sicuramente mi bocceranno all’esame e questo mi impedirà di laurearmi in tempo…sarò in ritardo su tutto..”), le generalizzazioni ( es. “le persone non vogliono mai aiutarti, se lo fanno è per un loro interesse personale”), addirittura qualcuno si improvvisa come lettore del pensiero (” mi ha detto così perché pensa che io non sia in grado di farlo”), qualcun altro invece minimizza (“ma si, se anche accetto questo invito dopo che mi ha trattata da cani non succederà nulla di grave”).
Ognuno è rigidamente agganciato alla propria distorsione cognitiva, quella distorsione di pensiero che ti crea dei cassetti mentali dove tu pensi di aver capito tutto, dove tu incaselli le tue letture del mondo pensando cosi di esser più sicuro, pensando cosi di proteggerti dalle delusioni, non comprendendo invece che lo stesso cassetto è l’artefice della tua difficoltà a credere in un finale diverso, è il responsabile della tua infelicità laddove un’esperienza ti deluda, ogni cassetto che ti costruisce è un attentato al sano sviluppo della fiducia.
Le distorsioni cognitive non sono altro che modalità disfunzionali di interpretare le esperienze, degli errori procedurali sistematici utilizzati nei processi di valutazione e giudizio (Beck Et al. 1979), ma nella mia esperienza la “più dura a morire” e che sembra minare in maniera profonda lo sviluppo del sentimento della fiducia, è il PENSIERO DICOTOMICO.
Il pensiero dicotomico è la tendenza ad elaborare le esperienze e la realtà attraverso un atteggiamento “tutto o nulla”, privo di sfumature e gradazioni, dove l’individuo si crea un suo sistema di lettura della vita e delle esperienze estremamente ridotto e che non tiene conto delle proprie capacità di apprendimento, delle diverse personalità e soprattutto del diverso scenario relazionale che si può creare tra individui. E’ appunto il vero cancro della fiducia.
Il PENSIERO DICOTOMICO è una specie di paraocchi che ti impedisce di guardare oltre a ciò che hai davanti, ti impedisce di guardare in altre direzioni, togliendoti così l’opportunità di costruirti una lettura diversa della realtà, impedendoti di vedere altre strade laterali che possano farti stare meglio o che ti possano alleggerire dalle
fatiche, ostacolando la possibilità di incontrare mani gentili ed oasi di ristoro, ti tiene fisso a quella strada e non rende impossibile l’AVERE FIDUCIA (in fin dei conti di cosa mi dovrei fidare se non vedo niente altro?).
Bisognerebbe tutti riuscire a tornare un po’ bambini, quando ancora il paraocchi non esiste, quando la FIDUCIA è un sentimento che straborda, che ti permette di non avere paura quasi di niente, che ti rende sempre felice, curioso, speranzoso, divertito, quando la tua esperienza del mondo è cosi breve che nessuna distorsione cognitiva può essersi fatta spazio, quando ti approcci a tutto con curiosità e si ti fermi un attimo a pensare è quella fiducia li che dovresti provare a ritrovare, dimenticandoti di ciò che hai appreso, ma facendo tutto come se fosse la prima volta.