Essere convincenti in un colloquio di lavoro: la differenza la fa la persona.

Mai come in questo periodo storico potrebbe essere utile riflettere sulle strategie di comunicazione efficaci alla buona riuscita di un colloquio di lavoro.

Si legge molto al riguardo, articoli tecnici, consigli pratici e strategie più o meno valide, ma personalmente credo che ci siano dei capisaldi su cui soffermarsi per valutare il miglior modo per vendere se stessi.
Mi occupo da diversi anni di selezione del personale e quasi sempre per clienti estremamente esigenti, che arrivano dallo "psicologo del lavoro" quando le hanno provate tutte (società interinali, società di selezione, passaparola, etc.) e quindi con un bagaglio di preconcetti ed esigenze davvero difficile da soddisfare.
Ma la richiesta comune è sempre la stessa ... "mi trovi la persona giusta"!

Frequentemente questa richiesta arriva dopo aver fatto diversi tentativi di inserimento e dopo aver visto svariati candidati senza successo, dopo aver fatto prove su prove e con la concezione che la PERSONA ADATTA sia da creare su misura.

E' da qui che voglio partire per affrontare questo tema, cosa non và bene, cosa non funziona e cosa è assolutamente controproducente in un colloquio di lavoro.  Ci si concentra sempre su cosa l'offerta di lavoro richiede, cosa il candidato ideale deve fare, sulle qualità tecniche ed interpersonali che deve possedere, sull'esperienza, trascurando il fatto  che spesso in un colloquio di lavoro ciò che salta subito all'occhio è quello che non funziona e non quello che funziona.
In alcuni casi sono infatti le "note stonate" che spiccano maggiormente e che possono poi pregiudicare tutto il colloquio o comunque la percezione che l'interlocutore si fa del candidato.
Non tutti i selezionatori si preoccupano solamente di cercare il profilo giusto dal punto di vista curriculare, molti hanno compreso che il profilo giusto passa atttraverso l'analisi di altre caratteristiche, forse un pò più soft rispetto alle competenze tecniche ma che ormai fanno la differenza.

Partendo dalla mia esperienza ho individuato alcune variabili fondamentali per valutare l'idoneità di una candidatura:

1. La presentazione di sè
2. La coerenza
3. La sincerità
4. La motivazione
5. L'energia e l'entusiasmo
6. La capacità di relazionarsi


Partiamo dalla presentazione di sè..eh si...perchè ahimè L'ABITO FA IL MONACO! Il modo di porsi (vestito, cura del corpo, ordine, pulizia) dicono molto della persona che abbiamo di fronte, ecco perchè è importante quando si affronta un colloquio di lavoro cercare di prendere informazioni sull'azienda a cui ci dobbiamo presentare, sullo stile (facilmente deducibile attraverso una breve ricerca in rete) e sulla mission della stessa.
Se devo presentarmi ad un colloquio per un negozio di abbigliamento è facile che sia gradito un certo ordine ed un certo stile nel vestire, se devo presentarmi per un colloquio come barista in un locale notturno under 18 è facile che sia apprezzata una certa stravaganza (piercing, tatuaggi, capelli colorati, abbigliamento sportivo), se devo invece presentarmi per un colloquio per una società di consulenza/servizi è probabile che sia quasi d'obbligo la giacca e la cravatta o comunque il taglio elegante.
E' quindi importante capire da chi ci presentiamo senza false ipocrisie sul fatto che "non bisogna giudicare dall'apparenza" perchè se devo proporre un'assunzione a qualcuno mi devo basare proprio sulla prima impressione e quindi ne è implicita l'importanza.

In generale è bene pensare allo stile con cui ci prensentiamo ad un colloquio di lavoro perchè questo dice molte cose sull'importanza che diamo a questa opportunità, sulla nostra capacità di adattamento, sulla nostra capacità di essere consoni ed adeguati al ruolo che dovremo ricoprire e soprattutto sulla maturità con cui percepiamo la realtà della società attuale (mi sento sufficientemente sicura nel pensare che per molti di noi il barista con il volto pieno di piercing fa simpatia, l'avvocato genera dubbi!)

Altro aspetto fondamentale riguarda la COERENZA...coerenza intesa come continuità nelle scelte lavorative, negli studi, nelle scelte di vita.
Spesso ci si trova davanti a persone confuse su ciò che vogliono fare e che hanno raccolto esperienze e tentativi lavorativi vari, spesso deludenti; è importante trasferire un messaggio di equilibrio nelle scelte, anche se le esigenze di vita possono averci portato verso attività precise svolte esclusivamente per necessità economiche.
Ecco quando questo accade è bene dirlo...."ho fatto questo lavoro anche se non mi piaceva perchè avevo bisogno di lavorare"...non c'è niente di più apprezzabile della capacità di adattarsi e dell'umiltà nel farlo.
Non credo che sia importante che tu sia riuscito a fare sempre ciò che avresti voluto, è importante che tu abbia un desiderio ed un'ambizione coerente, anche se poi per raggiungerla sei passato da  mille strade impervie...ma la coerenza di fondo deve sempre emergere.

La SINCERITA' è poi dote molto rara di questi tempi, è preferibile un candidato che sinceramente dica quali competenze NON ha di uno che finge di averne.
E' importante spiegare che cosa si è disposti a fare per colmare le proprie lacune, è apprezzabile sapere che il candidato ha voglia per esempio di fare dei corsi per imparare qualcosa che non sa, o che si offra di fare delle ore in più gratuitamente per apprendere. Quello che non paga è dichiarare di saper fare tutto e di sentirsi a posto con la propria competenza...questo suona un pò stonato! Non parliamo poi del mentire su alcune competenze tecniche precise, azione piuttosto pericolosa e controproducente....

Durante tutto il colloquio deve emergere la motivazione personale a svolgere quel lavoro, è importante argomentare perchè ci si è candidati per quella posizione, perchè in quell'azienda, quali sono le proprie aspettative, i desideri e gli obiettivi che si vuole raggiungere...la motivazione è il miglior biglietto da visita che possiate presentare.
Ho visto troppo frequentemente profili tecnici altamente preparati e specializzati perdere opportunità perchè non motivati o comunque non in grado di argomentare una motivazione sufficientemente convincente.
Chi assume vuole sentirsi dire che il vostro sogno era quello di lavorare in una realtà come la sua, che avete grandi progetti per voi e per lui e che avete intenzione di investire una buona parte dei vostri anni per raggiungere ottimi risultati insieme...si questo è ciò che un imprenditore vuole quando assume qualcuno!!

Di pari passo con  la motivazione sarebbe bene essere anche un pò ENTUSIASTI ED ENERGICI....mi sono sempre chiesta perchè alcune persone si prensentano al colloquio così seriosi, cupi e poco inclini alla solarità..che cavolo mica andate a morire noo?!
In fin dei conti dovreste essere contenti di aver avuto la possibilità di giocarvi la vostra carta no?
Eppuro i sorrisi, un pò di small talk, la cordialità e la morbidezza sono caratteristiche sempre più rare...tutti duri, incazzosi e cazzuti!! bah...?!
Personalmente credo che debba essere una gioia poter raccontare a qualcuno quello che sapete fare e quello che vorreste realizzare, quindi credo che sia produttivo per il colloquio stesso mostrare dell'entusiasmo (senza chiaramente scadere nel ridicolo o nel surreale), oltre che una certa tenacia ed energia, insomma un certo mordente, in modo da lasciare il segno nell'interlocutore.
Cosa penserà chi vi fa il colloquio se vi vede così cupi e poco sorridenti? Che siete depressi? Già stanchi? Demotivati? Fiacchi? Scarichi? Poco socievoli?
Insomma sicuramente niente di produttivo alla  buona riuscita del colloquio.
E poi diciamoci la verita due occhi vispi e un sorriso aperto si ricordano molto meglio di una sterile foto su un Cv!

Come ultima analisi (anche se sinceramente per quanto riguarda le mie selezioni è sempre quella che noto per prima) ricopre un ruolo fondamentale la vostra capacità di relazionarvi con l'interlocutore.
Per capacità di relazionarsi intendo il modo con cui parlate all'interlocutore, con cui riuscite ad entrare in una vera sintonia di dialogo con lui, come riuscite a comprendere le sue domande e come riuscite a capire cosa sta cercando.
In un colloquio di lavoro deve interessarvi chi avete di fronte, cosa vuole, che tipo di persona cerca e questo lo si fa ponendo domande, chiedendo spiegazioni più approfondite conversando con l'interlocutore con la tranquillità di una chiaccherata e con la spigliatezza di una conversazione tra conoscenti.
Spesso assisto a colloqui che si esauriscono in venti minuti scarsi proprio perchè il candidato a domanda risponde e niente più, invece è molto utile mostrare capacità di dialogo, ti mette in contatto con l'altro e ti permette di mostrare una tua futura capacità di stare in team.
Certo per le persone molto timide questo è uno scoglio molto difficile da superare, ma almeno si può tentare...la capacità di relazionarsi e l'intelligenza emotiva con cui lo si fa sono delle caratteristiche  vincenti e trasversali ad ogni professione...per l'infermiera, per la parrucchiera, per il manager, per il postino...se lavori sapendoti relazionare tutto prende un'altra prospettiva, gli sbagli, le lacune, le vittorie e le difficoltà.


In conclusione prepararsi ad un colloquio significa tenere in considerazione anche ciò che può essere valutato come negativo, come appunto il fatto di essere poco curati, troppo poco motivati e poco socievoli.
Concentrarsi su ciò che abbiamo fatto e sulla nostra esperienza ma non sottovalutare che il nostro interlocutore potrebbe anche essere interessato alla nostra persona, alla nostra coerenza, alla sincerità ed al nostro modo di relazionarci.

Una selezione di successo si ottiene grazie anche a caratteristiche più soft oltre che alle competenze tecniche, ma la differenza la fa sempre la persona e mai solo ciò che la persona sa fare.


Dr.ssa Laura Galuppi
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
Contatti: lgaluppi@bresciaonline.it
Cell. 338.8144743



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