LA FELICITA` IMPOSSIBILE DEL NARCISISTA

Esemplificazione di un trattamento di un Disturbo Narcisistico di personalità
 

Presentazione del caso:

Valentina è una giovane donna che ho conosciuto tempo fa e che mi ha fatto comprendere in maniera ancora più approfondita e reale cosa significa non sentirsi mai appartenente a qualcuno. Valentina arriva al primo colloquio sostenendo che il suo principale problema riguarda la “profonda depressione che prova pensando alla sua situazione ”; il suo problema è che spesso “si sente inutile”, piange frequentemente e si sente sola. Non è soddisfatta del suo lavoro soprattutto perché precario e con scarse garanzie di continuità.

Non è soddisfatta della sua situazione sentimentale in quanto ha un relazione da qualche anno con un uomo che non vuole impegnarsi con lei, che le ha mentito spesso e per il quale prova “rancore e disgusto senza però riuscire a farne a meno”.

Valentina mi racconta di un suo ideale di vita in cui vorrebbe sposarsi ed avere dei figli da un uomo “libero” e sentendosi estremamente lontana da questo obiettivo teme che “alla sua età” non sarà più possibile realizzare questo sogno. Chiede aiuto principalmente per l’umore depresso, che lei considera dovuto principalmente al fatto che non si sente amata, non si sente stimata e che ritiene che “la vita sia stata ingiusta con lei”, pensa che le altre persone “abbiano avuto di più” e che lei non meriti questa “aridità”.

Fin dal primo colloquio ho l’impressione che Valentina esprima i suoi pensieri e le sue emozioni, senza però avere particolare accesso alla sua parte emotiva; razionalizza molto, utilizza frequenti frasi fatte e stereotipi per descrivere ciò che prova, non riesce a spiegare meglio i suoi sentimenti (in modo tale che anche io possa comprendere), ha un tono prevalentemente di recriminazione verso il mondo e verso “quanto è sfortunata”, facendo emergere la rabbia piuttosto che la tristezza o la delusione.

Si sente “ingiustamente trattata dalla vita”, crede di “avere diritto” di essere felice, e se le chiedo cosa intende mi dice che lei si “merita un marito e dei figli”, se le chiedo cosa di questo la rende felice si blocca, mi dice “beh…mi sembra normale no? Chiunque sogna un marito e dei figli?”.

Quando cerco di trasferirle la mia comprensione rispetto a come si sente, non sembra sentirsi compresa (anzi sembra quasi stranita) e non si mostra interessata a ciò che io dico…è concentrata a raccontare la “sua visione…della sua storia tanto sfortunata”.

Percepisco distanza da me, inaccessibilità e mi sento in realtà respinta nella relazione con lei.

Con Valentina cerco di ricostruire la sua storia di vita e di capire come si è sviluppata la sua personalità ed il suo modo di funzionare. Mi racconta di essere figlia di una madre che ha sempre lavorato nel Comune del suo paese e che descrive come una donna molto fredda, critica, che l’ha sempre fatta sentire in colpa. Di lei dice: “fa sempre tutto bene…lei è quella perfetta.. non si è mai lasciata andare”, la descrive come molto controllante.

Del padre dice: “è sempre stato fuori casa…io credo per sfuggire al controllo di mia madre!”, lo descrive come irascibile e polemico e secondo lei con un problema di abuso d’alcol. Solo dopo diversi mesi dall’inizio della terapia, mi racconterà che il padre aveva il “vizio” di alzare le mani verso di lei, spiegandomi che al minimo errore “erano botte…ma botte vere!”. Me lo racconta per caso durante l’esercizio immaginativo del posto sicuro. E’ emotivamente distante quando me lo racconta, ci tiene a dirmi che “comunque non ci pensa quasi mai!” (distacco come difesa?)

Per quanto riguarda i rapporti sentimentali, Valentina si trova spesso in situazioni di dubbia fattibilità: sono sempre uomini poco disponibili, che non le possono dare un rapporto stabile o che non vogliono con lei una relazione degna di essere chiamata tale.

Racconta anche di qualche esperienza positiva in cui è stata trattata con rispetto, ma di tutte dice di non essere mai stata particolarmente coinvolta, anche se poi però prova molta rabbia al momento in cui viene lasciata (s’intravede il ciclo interpersonale disfunzionale: lui la cerca e la tratta bene = lei non riconosce questo stile di relazione, non lo sente, quindi pensa di non essere attratta = diventa fredda e poco coinvolgente = viene lasciata dall’altro che probabilmente non sentendosi voluto rinuncia = RABBIA vs l’altro e senso di INADEGUATEZZA).

Delle relazioni amicali mi parla poco e prevalentemente senza sentimenti di affetto, anzi mi dice che spesso prova invidia per le amiche che si sono realizzate sposandosi.


 Fattori predisponesti al disturbo;

-       Disturbo di personalità e depressione nella madre.

-       Relazione di attaccamento materna disfunzionale (madre freezer).

-       Padre alcolista.

-       Maltrattamenti verbali e fisici da parte del padre ed indifferenza da parte della madre.

Meccanismi di scompenso recenti;

-2008 : fallimento lavorativo.

-2009: conclusione di una relazione sentimentale in cui aveva investito molto.

Meccanismi di mantenimento;

Sul mantenimento la mia visione è che ci sia un’enorme difficoltà in Valentina ad instaurare una relazione di attaccamento sana; è come se ripetesse in maniera rigida lo schema relazionale in cui è cresciuta.

E’ vissuta in una relazione in cui la madre non la considerava ed era gelida ed il padre al primo errore la picchiava…non conosce i gesti di stima, di conforto, di affetto da parte dell’altro e lei stessa non riesce ad esprimerli.
Questo schema che si ripete ha una funzione protettiva dal timore dell’assenza di legame e del vuoto, immagino che ciò che mantiene il comportamento di Valentina sia proprio il timore che senza questo tipo di relazioni ci possa essere il nulla…

 

Riflessione sullo stile di attaccamento:

Lo stile di attaccamento è di tipo evitante. In realtà nelle relazioni è spesso lei a creare le condizioni per sabotare il rapporto, aspettandosi dalla relazione e di conseguenza dall’altro, “l’affetto manifestato solo ed esclusivamente attraverso l’ammirazione e la devozione verso di lei”, senza scambio, senza libertà, senza rispetto reciproco. Le relazioni sono solo uno strumento per appagare la fame di stima e quindi colmare il vuoto interiore.

Non si affida, non chiede aiuto, non è interessata all’altro, alle sue emozioni, sensazioni e sentimenti, in realtà EVITA  l’attaccamento.


Tratti che mi fanno pensare ad una Personalità di tipo Narcisistico:

- Scarso riconoscimento della parte emotiva.

- Strumentalizzazione della relazione con l’altro come “specchio” per il sé.

- Vissuti di inadeguatezza.

- Alti standard ed alte pretese.

- Scarso interesse per l’area sessuale ed il contatto fisico in generale.

- Mancanza di empatia e di riconoscimento delle esigenze dell’altro .

- Poca tolleranza alla critica e sentimenti di invidia. 

- Fantasie di successo.

-Senso grandioso del sé solo in determinati contesti e prevalentemente di tipo compensatorio.

- Richiesta continua di ammirazione nel rapporto di coppia.


Credenze patogene:

-       Se non sei perfetta, non vai da nessuna parte

-       Se non sei sposata entro una certa età, sei una sfigata

-       Se lui non fa di tutto per stare con me è perché non gli interesso.

-       Se non mi fa capire che io sono speciale, allora non valgo niente.

-       C’è sempre qualcuno meglio di me.

 
Deficit metacognitivi:

Deficit di monitoraggio degli stati emotivi interni: non è in grado di riconoscere il legame tra il suo stato emotivo, le inferenze di pensiero ed i comportamenti esterni. Incapacità di lettura della mente dell’altro.

 Deficit di decentramento: le letture del mondo sono in gran parte legate al sé ed hanno difficoltà a riconoscere gli

Cicli interpersonali:


Ciclo del vuoto:


Valentina non tollera l’idea di non avere nessuno che la corteggi = si butta in uscite casuali con uomini di cui non glie ne frega nulla e “pretende” che loro “la lusinghino e pendano dalle sue labbra”= se questo non avviene lei lo percepisce e si raffredda = il rapporto si raffredda e può accadere che lui non si faccia più sentire = DISPERAZIONE, SENSO DI INUTILITA’ E DI VUOTO (“che cos’ho che non va..perchè mi lasciano tutti..allora faccio proprio schifo”)

 

In questo caso la funzione del ciclo interpersonale è il tentativo di Valentina di colmare il senso di profonda solitudine e di vuoto che prova e che sembra essere alleviato solo da un riempimento narcisistico, solo se legge nell’altro ammirazione, diversamente si sente persa…come se non esistesse.

Evoluzione durante la psicoterapia:
nonostante i grandi ostacoli Valentina è riuscita ad integrare un’immagine lavorativa di sé decisamente più reale e soddisfacente, riuscendo a vedersi per i suoi comportamenti ed a non dipendere dall’opinione altrui. Questo le ha permesso di trovare la grinta e la sicurezza per ottenere un altro lavoro, più qualificato e più sicuro, alleviando parecchio il senso di fallimento derivante dalle esperienze precedenti.

E’ riuscita anche a crearsi una vita più soddisfacente sia dal punto di vista sociale che rispetto al quotidiano, capendo meglio quali sono le sue esigenze e provando a vivere le giornate con investimenti personali di diverso tipo (“non vivo più solo col pensiero che devo trovare un compagno, ma mi piace anche passare le mie serate con gli amici ed in palestra”).

Anche il tono emotivo è migliorato, ma permane quel grande senso di vuoto e di appartenenza nelle relazioni, ancora oggetto di dolore e punto dolente del suo percorso di cambiamento.

Purtroppo Valentina presenta dei meccanismi di resistenza al cambiamento estremamente radicati e solidi, tanto da rendere molto difficile la relazione terapeutica ed il vero rapporto empatico.

Rimanda spesso un concetto di inaiutabilità attraverso espressioni come: “non sono mai stata così male come quest’anno”; “sempre peggio..mi sento sempre più sola”; “non vedo miglioramenti in me…nella mia situazione..è tutto uguale a prima”.

Non collabora nel mettere in pratica tutti gli esercizi e le strategie che condividiamo in seduta, non fa gli Abc, non prova a svagarsi invece di rimanere attaccata alle chat,etc. Sembra che non sia interessata a stare meglio attraverso se stessa, non ci prova ..e quando ne parliamo mi dice “è come un’ossessione…non ci riesco!”.

Ripete lo schema
di cercare un altro uomo con cui coinvolgersi, cercando però solo un corteggiamento da favola, delle lusinghe e molti apprezzamenti, mantenendo però “i piedi in più scarpe” e non facendo particolari sforzi per andare lei verso l’altro.

Non si prende la responsabilità del cambiamento, è una continua attribuzione esterna..se io trovassi, se lui facesse, etc..Ha delle grosse difficoltà a mettersi in discussione e non  vuole vedere cosa c’è dentro di sé (non ci riesce? Teme di non vedere nulla?).

Pur condividendo con Valentina queste difficoltà e resistenze non riusciamo a scardinarle, e la sua sofferenza continua..il suo senso di vuoto, di non appartenenza, ma allo stesso tempo il suo “non interesse verso l’altro”, o meglio la sua enorme difficoltà a vedere l’altro e quindi a creare relazioni sane e solide.

Imprigionata in un gioco di specchi in cui il dolore viene alleviato solo se ciò che vedo riflesso nell’altro mi dice che sono "speciale".



Dr.ssa Laura Galuppi
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
Contatti: lgaluppi@bresciaonline.it
Cell. 338.8144743

 


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