Il Lutto non risolto

Sintomi e segni di un lutto complicato
La perdita di una persona cara è un evento al quale nessuno di noi può sfuggire, una circostanza dolorosa ed inevitabile che caratterizza la vita di ognuno.
Dal punto di vista psicologico esistono diversi tipi di “lutto”, quello di cui vorrei parlare qui è il lutto relativo alla perdita di un genitore, forse uno dei lutti più profondi che ognuno di noi può dover affrontare.
In questo caso, come in tutte le morti, la possibilità di superare e quindi gestire il lutto è legata a diversi fattori: alle circostanze in cui avviene la morte (improvvisa ed inaspettata o dovuta ad una lunga malattia), ai nostri rapporti con il defunto al momento in cui avviene, alla nostra personalità ed alle risorse attive al momento del lutto.
Questi fattori influenzano terribilmente l’elaborazione dell’evento ed il nostro stato emotivo successivo.
In particolare quando la perdita riguarda un genitore ciò che viene sollecitato è il legame profondo con chi ci ha cresciuto, la sensazione è quella di perdita del passato, delle proprie radici, come un salto nel vuoto senza meta.

Le persone che si trovano a dover affrontare questo raccontano di come siano terrorizzate all’idea di perdere il ricordo del proprio padre o della propria madre, di come oscillino tra il desiderio di spensieratezza ed il senso di colpa per quelle poche ore in cui sono riusciti a vivere una vita normale.
La difficoltà emotiva più grande sembra essere quella di riuscire a far coesistere queste due dimensioni emotive...serenità e progettualità a discapito di tristezza e rimuginazione su ciò che non c’è più, come se una non potesse esistere con l’altra.
Purtroppo o per fortuna la mente lavora secondo uno spirito di sopravvivenza ben preciso, per cui anche non volendo lei si organizza verso pulsioni anche positive, progettuali, fatte di gioia e di allegria, che permettono a chi ha subito un lutto di continuare la propria vita nonostante quest’ultimo.

In alcune situazioni nonostante questo funzionamento mentale, la persona non riesce ad uscire dalla dimensione cupa e tragica della perdita, non trova senso alla progettualità, non percepisce più le emozioni positive, non “sente” le stesse cose che sentiva prima; teme di non tornare a provare ciò che provava prima del tragico evento.
A peggiorare la situazione possono esserci altre variabili...una morte improvvisa per esempio, un rapporto non risanato prima della perdita, un legame patologico tra le parti o semplicemente una propria vulnerabilità come terreno fragile. I segnali di non elaborazione sono facilmente riconoscibili: negazione della perdita, evitamento, freddezza emotiva nella gestione del ricordo, o al contrario forte intensità emotiva sul tema; continua rimuginazione su ciò che è successo, alterazioni del ciclo sonno-veglia, evidenti alterazioni peggiorative nelle abitudini alimentari, espressioni corporee (somatizzazioni), ipercompensazione con attività lavorative e/o amatoriali ed in alcuni casi stati mentali confusi e disorganizzati. Il tutto per una durata di tempo che superi i 6 mesi dal lutto. È possibile non avere la piena percezione di ciò che sta accadendo, ma è molto più probabile che siano le persone accanto a noi a segnalarci questo stato ed a chiederci di lavorarci su.

Effettivamente la non gestione del lutto è un meccanismo molto serio che può essere il prodromo per stati depressivi molto più profondi e gravi, oltre che compromettere in maniera lenta, ma tenace buona parte della nostra vita.
È fondamentale trattare dal punto di vista psicologico queste situazioni, chiedere aiuto ad un professionista, anche se solo suggerito da chi ci è accanto, prendersi del tempo per entrare in quel dolore ed in quella difficile esperienza che è la morte, dove tutto è così spaventoso e triste,ma per fortuna superabile.

La cultura italiana spesso ha maldestramente avvallato atteggiamenti di “lutto a vita”, considerando “normale” la tristezza cronica dopo una tragica morte, generando così quasi un’idea di “croce” da portare sulle spalle per il resto della vita. Questo retaggio non aiuta chi ne ha bisogno nella scelta di chiedere supporto e cura, non lo aiuta a comprendere che si può e si deve stare meglio dopo la morte di un genitore o di una persona cara.

È un evento orribile per chi rimane e disarmante, ma è un evento della nostra esistenza, ne fa parte, come la nascita, le vittorie, le sconfitte, i matrimoni, le separazioni, le promozioni ed i licenziamenti...eventi di cui la nostra esistenza è piena e che possiamo superare.

In alcuni casi il sostegno o il trattamento psicoterapico a supporto può non essere facile e breve, ma in altre situazioni può invece essere piuttosto rapido ed efficace, avvantaggiandosi ovviamente della tempestività con cui la richiesta di aiuto trova risposta.

Per maggiori informazioni sul trattamento del Lutto Complicato:

Studio di Psicologia Clinica e del lavoro
Resp.Dr.ssa Laura Galuppi
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
www.lauragaluppi.it
Cell. 3388144743
E.mail: lauragaluppipsicologa@gmail.com



Ultimi articoli pubblicati

Il Lutto non risolto
Sintomi e segni di un lutto complicato

La difesa nella personalità borderline
Strategie di coping disfunzionali nel disturbo Borderline di Personalità

Marlena e la sorella triste
Case History : la depressione cronica

TECNICHE DI RILASSAMENTO
Il Training Autogeno e le sue applicazioni

SUPERVISIONI PER PSICOTERAPEUTI
Formazione specifica alla gestione del paziente complesso

LA DISREGOLAZIONE EMOTIVA NEL DISTURBO BORDERLINE
Riflessioni utili ai famigliari.

Note legali: Il sito wwww.lauragaluppi.it ha mero carattere informativo e non ha l'obiettivo di offrire consulenze on-line e/o pareri clinici individuali. In particolar modo non e' assolutamente sotituibile ad un parere diagnostico dello specialista. Il materiale contenuto potrebbe presentare imprecisioni ed un incompleto approfondimento degli argomenti trattati, in quanto ha il solo scopo di generica divulgazione e di breve presentazione dell'attivita' professionale...continua